
L’Infuso delle 17, di mercoledì 2 aprile 2025
LE INQUIETUDINI DI UNA BANANA
Il momento è vicino, lo sento.
Con non poca ironia potrei dire che siamo alla frutta…
Ma lasciate almeno che mi presenti: sono Banana, Ernesto Banana. Se ve lo state chiedendo, non si tratta di un soprannome strano affibbiato ad un umano, no. Sono proprio una banana, esatto, la bacca del banano… quella con la buccia gialla, la polpa bianca e carnosa, l’apice calicino… La mia storia, quella che sto per raccontarvi, potrebbe risultare troppo forte per i deboli di cuore… ascoltarla o meno, è affar vostro. Ognuno decida per sé.
Sono nato nella provincia del Guayas, in Ecuador, ormai circa quaranta giorni fa, e ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Come tanti miei fratelli e sorelle, sono stato deportato qui in Europa con la forza. Qualcuno disse “Sì”, e l’ordine fu inesorabile. Ebbe inizio la mattanza. Io fui strappato via dalla mia amata piantagione, dalla mia ridente terra natia, a colpi di machete con tutti i miei fratelli di casco, appena verdi giovincelli, e sottoposti alla tortura di un lavaggio chimico che ancora me lo sogno di notte. Dopo circa ventiquattro ore, ammassati in container-lager, fummo gettati in una grande cella refrigerata su di una mastodontica nave cargo in cui, dopo poco, subimmo un processo di induzione allo stato di letargo artificiale a bassissime temperature, per “rimanere giovani” ci fu detto… vigliacchi! Così ci ritrovammo per quasi quattro settimane deportati in un viaggio della speranza che ci condusse dall’altra parte del mondo dove, una volta risvegliati artificialmente – altro indicibile trauma – grande fu la sorpresa di ritrovarmi trasformato nella forma e nel colore, meno verde e leggermente tendente al giallo… già non ero più quello di una volta. Fummo poi divisi in piccoli gruppi e buttati in scatole di cartone e plastica. Rimanemmo solo in quattro fratelli in quella “mano”… uno si risvegliò marroncino e… e… scusate, mi viene da piangere… fu brutalmente separato dalla famiglia e buttato via nel tritabanane… neanche il tempo di un ultimo abbraccio… fu orribile! I più fortunati, furono gettati con altri caschi su grossi camion verso chissà dove. A gruppi di mani venivamo mollati qua e là, in mercati o supermercati… io e i miei quattro fratelli e pochi altri siamo stati fortunati, ci siamo ritrovati su un banco all’aperto. Non altrettanto bene è andata alla maggior parte di noi, legati e imbavagliati a gruppetti in involucri di plastica e cellophane, col marchio appiccicato della vergogna di un bollino blu o, peggio, con l’effige di una rana! Io e i miei quattro fratelli fummo poi portati via, da un umana, e condotti in una casa, una bella casa devo dire. Siamo stati trattati bene, almeno per qualche ora, collocati su un bel tavolo con altri fratelli diversi… ho avuto modo di fare conoscenza con fratelli e sorelle da ogni parte del mondo, e scambiato esperienze di sofferenza, separazione, e violenza, tra le più disparate: per esempio la storia di Mela Tonina, proveniente dal Trentino – lo sapevo perché anche lei aveva un bollino appiccicato – e dei tanti pesticidi che ha dovuto respirare, tant’è che da allora è affetta da gravi problemi di insonnia; Wuoiquey Kiwi dalla Nuova Zelanda, e i suoi racconti a lingua sciolta sulla scarsa impollinazione che ha decimato la sua popolazione; l’Avocado Cascione, dalla Sicilia, e le sue cause pro bono a favore dei Salmoni destinati all’all you can eat; o i due fratelli Mango Pakap e Mango Pokaz, entrambi originari del Pakistan, ma emigrati a Napoli, da lì fuggiti perché finiti sulla bocca di tutti. Ma, prima dell’inevitabile, ho avuto la fortuna di conoscere lei: Lady Fra… con le sue lentigini, il suo rossore, il suo profumo e i suoi bellissimi capelli verdi… credevano tutti fosse italiana, ma in realtà era spagnola, nata e cresciuta in grossi tendoni caldi come l’inferno. Era la più bella rosacea che avessi mai visto… eravamo lontani fisicamente ma già avvertivamo un’affinità e un senso di riconoscimento, che sapevamo ci avrebbe unito per sempre. Ero certo che ci saremmo uniti. Quello che non immaginavo era il prezzo così alto che la nostra vicinanza avrebbe dovuto pagare. Toccò a Ban, mio fratello più giovane: un ragazzino umano si avvicinò di corsa, lo afferrò, lo sbucciò senza esitare… e gli…e gli… scusate, non ce la faccio… scusate… gli staccò la testa a morsi! E così, morso dopo morso, lo finì… Quelle urla rimarranno indelebili nella mia anima. Ma, nell’atto di afferrare Ban, quel ragazzino aveva inavvertitamente fatto rotolare Fra e le sue sorelle sul tavolo e, gioia nella disperazione, il mio amore mi finì accanto. Fu come d’improvviso toccare il paradiso… e per lei, lo stesso. Non c’era bisogno di dire nulla, eravamo e basta, c’eravamo scelti… la nostra unione era frutto della legge di risonanza. Era come se ci fossimo già conosciuti, in un’altra vita chissà… forse siamo stati entrambi due felici frutti della passione, o due acini dello stesso grappolo d’uva…
Tuttavia, in quell’idillio, l’orrore: fratello dopo fratello, amico dopo amico… sono stati fatti fuori tutti. con voracità. Dovevamo essere sicuramente capitati in una famiglia vegana.
Ed ora eccoci qui, su quel tavolo, da dove vi sto raccontando questa storia… solo io e lei… non so perché ma il destino così ha voluto. Forse appassiremo assieme, amore mio, fino ad ammuffire tu e a marcire io… ma ora siamo noi, stiamo nel presente e facciamo che i nostri aromi danzino ancora. Ecco, ci siamo, amore mio… l’ombra dell’umano si sta avvicinando… la mano sua avanza inesorabile… vorrei solo toccasse a me per primo, non potrei esalare il mio ultimo respiro sapendo di averti abbandonata ad un destino atroce… sì, prendi me, prendi me, ti prego, affamato e crudele umano… sì, grazie buon dio delle banane, grazie. Il mio desiderio di sacrificio è stato accolto. Addio, dolce, dolcissimo amore mio, addio… non piangere per me, che ti si scioglie il succo… ci ritroveremo ancora, e ancora assieme, e saremo finalmente felici, liberi e selvatici, come due fichi che appassiscono assieme sulla pianta… Ma… Cos’è questo rumore assordante, quasi quanto il mio dolore… risuona come un’elica che vortica velocissima… ah ecco, allora è così che finirà… nel frullatore… macchina mortale per l’umano piacere… ora sbucciami veloce, umano, non esitare! E siaaaaa! – Splash! – Ahhhh, il mio gambo, non lo sento più, il latte alla gola, sto per soffocare, sto per mor… ma… ma… amore mio, anche tu qui! Frullati assieme, che atroce romantica fine… i nostri confini saranno impercepibili ora, io sarò te e tu sarai me… ci siamo amore mio, ci siamo… stringiti forte a me… Io… ti amerò per…sempreiuihyusrughjhdknsalakvòfjdhjfhjdhjhsquahhhhhhhhhhhhhhhhhhh…
Valentino Infuso
Immagine: “Lady Fragola e Sir Banana”
(elaborazione personale con Stupidera Artificiale)
NOVITA’
L’INFUSO del Mercoledì è anche PODCAST (domenicale)
Per ascoltare l’ultimo podcast pubblicato, dal titolo
“L’eggregora del papà”
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