
VIVA BENOZZO! VIVA LA LIBERTÀ!
In ricordo di un poeta, anarchico, e pirata
Caro Francesco,
ho avuto l’enorme fortuna di conoscerti per una di quelle pure (non)coincidenze che le vite a volte riservano. Il fato – o chi per esso – ci ha fatto incontrare, o re-incontrare in questa incarnazione, come vicini di casa in un borghetto secentesco sull’appenino modenese, che tanto ami. Son passati quasi 12 anni… pensa te.
All’epoca non sapevo chi fossi. Sì, eri docente universitario, scrittore anarchico e musicista, questo lo sapevo. Ma non sapevo ancora tu chi fossi. Guarda un po’, iniziai a impararlo quando ci perdemmo di vista, dacché cambiasti casa. E fu durante la pandemenza che ci ritrovammo nel dissenso, ciascuno sul proprio fronte: tu in università (foste solo due i docenti con le palle che si fecero sospendere pur di non obbedire, su settantamila pusillanimi luminari universitari), ed io fondando, assieme a Valentina, Porto X, luogo di libertà e di affrancamento dal sistema, cosa che, ricordo, ti esaltò. Separatamente dissentimmo, ma ci univa un intento di libertà, di non accettazione delle imposizioni, di arte come veicolo potente di diserzione.
In questo ci riconoscemmo.
Alla nostra chiamata non esitasti neanche un secondo, me lo ricordo come se fosse ieri. Arrivasti la prima volta a Porto X nell’estate del 2022 con la tua poetica, le tue arpe, la tua visione, il tuo coraggio e soprattutto con la tua verace umanità, la tua cordialità, il tuo essere schiettamente amico di tutti, senza mai far mostra di quella sconfinata cultura che spazia dal lambrusco alla poesia dei cantori gaelici, dalle origini del linguaggio nel neolitico ai cunti popolari, dalle sonorità delle isole Fær Øer ai canti sciamanici, giusto per dirne qualcuna. E poi tornasti ancora e ancora, l’ultima volta con la tua compagna di scena, il tuo grande amore, Barbara, che seppe incantarci con la sua voce e la sua presenza potente.
Tu, col tuo immancabile sigaro, tu, gigante buono del pensiero anarchico, duro e diretto nel far risplendere le tue idee quanto accogliente e gentile nel condividere una chiacchiera, un bicchiere di vino, una mozzarella o un tarallo che arrivavano da giù, un abbraccio, un sorriso… tu, Francesco, hai sempre saputo affascinare per il tuo eloquio e la tua maestria, certo, ma soprattutto per la tua rara capacità di ascolto… sapevi ascoltare chiunque, e non solo con le orecchie… tu sapevi ascoltare con gli occhi, quegli occhi buoni che si spalancavano per accogliere: nel parlare con te si aveva la netta sensazione che in te recepissi più di quanto le mere parole potessero comunicarti.
Grande la tua generosità. Decidesti di venire a Porto X come alleato e amico, compagno d’arme e d’avventura, senza nulla chiedere, perché credevi in quello che stavamo facendo, credevi in noi. Sapevi di essere necessario, di doverci essere, di dover contribuire attraverso la tua causa anche alla nostra causa, per incoraggiarci, per condividere con chi sentivi vicino nell’azione concreta del dissenso. Fu dopo il tuo primo concerto – ricordi? – che Valentina si accostò per la prima volta all’arpa celtica, proprio la tua, che tu raccontavi aver imparato a suonare in gioventù, quand’eri in Galles, direttamente dai vecchi bardi che frequentavano le locande. Così, con devozione e cura lei iniziò delicatamente a pizzicarla, iniziando a giocarci… da allora è diventato uno dei suoi strumenti prediletti. Anche questo dobbiamo a te, Francesco.
Hai sempre amato definirti anarchico, ma sei venuto da noi come Pirata, nel senso che noi diamo a questa parola, nel senso greco del termine, ossia di colui che vede lontano, dove gli altri non arrivano a vedere, e agisce per realizzare quella visione. Ne abbiamo avuti tanti di Pirati in Porto in questi quasi quattro anni di esistenza al di fuori dal sistema, ma tu sei quello che in qualche modo ho sempre considerato il Primo tra i Pirati, il divulgatore poliedrico, quello che comunica attraverso il canto, la musica, la poesia, la scrittura, e non solo attraverso caustiche dichiarazioni pubbliche; ma la tua divulgazione si manifesta in tutta la sua potenza soprattutto attraverso l’esempio delle tue azioni: tu hai sempre agito con tutto te stesso tutto ciò che predicavi…
Saresti dovuto tornare questa estate. Saresti dovuto…
Ma hai atteso l’arrivo della primavera per andare altrove, per trasformare ancora una volta la tua essenza, lontano da questa dimensione. E, devo dirtelo, la notizia della tua dipartita inaspettata, inimmaginabile, incredibile, mi ha e ci ha stravolto.
Personalmente mi sento un po’ più solo, e anche un po’ orfano.
Mi sembra così buffo e al tempo stesso disarmantemente sincronico, che tu abbia per un pelo fatto in tempo ad inviarci il tuo ultimo testo inedito, dal titolo “Dissidenza Poetica”, appositamente composto per le nostre Edizioni Sovversive, un dono prezioso, incommensurabile, che, come promesso, prestissimo pubblicheremo.
Hai deciso di lasciare questo corpo, di notte, tra le braccia della tua amata, come ultimo atto poetico di una vita da romanzo picaresco.
Anime come la tua, Francesco, sono rare, rarissime. Non esiste un altro come te, per poliedricità, coraggio, visionarietà e umanità. Restano i tuoi libri, i tuoi dischi; restano i video in cui sei in scena o in un bosco, sempre con le tue arpe, o in cui tieni lectio magistralis sul senso della Libertà fuori dalle aule universitarie davanti agli studenti che adoravano seguire non solo le tue conoscenze ma soprattutto il tuo essere. E restano i ricordi…
Ci manchi tremendamente. Ho pianto, ho pianto così tanto – non me lo sarei mai immaginato –, ho pianto come solo per un fratello si può piangere, o per un amico d’infanzia, o per un maestro… E ho visto tante altre lacrime e tanto amore, mentre lo sciamano nepalese cerimoniava, insieme a tutti noi, nell’accompagnarti verso l’inizio del tuo nuovo Viaggio. E lì ho visto i tuoi due figli stare nel dolore con una dignità e una forza degne del loro papà.
Sapere che c’era un Benozzo infondeva ancor più coraggio e conforto; sapere che c’era un Benozzo rendeva questa realtà più equa, più umana, più poetica… Ora non ci sei più, ma il tuo canto rimane e continuerà ad echeggiare nei nostri cuori, nelle nostre menti, nei nostri animi, e ad ispirare le nostre azioni.
Caro Francesco, sarò sempre grato all’Universo per averti conosciuto in questa vita, certo che ci rincontreremo ancora.
Intanto, continuano a tornarmi alla mente le parole di un tuo canto, in quella calda estate del dissenso, a Porto X, e finalmente sorrido…
“E quando muoio io,
non voglio preti
non voglio Padre Nostri, Ave Maria
E quando muoio io,
non voglio frati
ma voglio le ragazze della mia via
E quando muoio io,
non voglio fiori
ma voglio le bandiere dell’anarchia
E ancor qua Passannante ritornerà
griderà: viva, viva la libertà!
E ancor qua Passannante ritornerà
griderà: viva, viva la libertà!”
Viva Benozzo! Viva la Libertà!
Valentino Infuso
Mi unisco commossa con un affettuoso abbraccio al Vostro dolore e di Tutti coloro che lo hanno amato