L’Infuso delle 17, di mercoledì 19 marzo 2025

 

 

L’EGGREGORA DEL PAPÀ

 

Alba di un tempo indefinito.

Due guardiani dell’inconscio collettivo iniziano il loro turno di lavoro.

Dopo un metafisico caffè, uno dei due guardiani dice all’altro:

Dove portiamo l’attenzione oggi?”.

L’altro risponde: “Quale attenzione? La nostra?”.

No. Anzi sì, la nostra rispetto a quella collettiva…”,

Non ho capito”, risponde il secondo guardiano.

Dobbiamo portare l’attenzione collettiva da qualche parte, no?”

“Eh!”

“Questo richiede prima che la nostra attenzione sia posta su quella parte. Chiaro?”

“Eh!”

Dunque?”

Che?”

L’attenzione!”

Ah scusa, l’avevo persa per un attimo.”

Figurati. Decido io?”

Per me è uguale.”

Pensavo… Perché non alimentiamo il culto del papà con una festa?”

Una festa? Del papà? Perché del papà? Perché non della mamma?”

Quella tra qualche secolo, umanamente parlando. Per ora non c’è bisogno…”

Invece di quella del papà sì? C’è bisogno?”

Eh sì. Il culto di Maria sta bene, inscalfibile… ma il povero Peppino…”

“Il padre putativo…”

“Dobbiamo un po’ tirarlo su, eh, e risollevarlo dalle ingiurie che gli vengono continuamente mosse…”

“Dall’ironia spiccia delle insinuazioni…”

“Facciamo capire che si tratta di un papà a tutti gli effetti!”

Ah, ho capito! giustapponiamo l’immagine di Peppino alla generica figura del papà, così che venga immediatamente associato all’idea della paternità tout cour

“Nei secoli dei secoli.”

“O almeno finché questa eggregora che stiamo per creare verrà portata avanti… geniale!”

“Ti ringrazio!”

“Non c’è di che. Tutto qua?”

Cosa?”

È solo per questo che occorre questa eggregora del papà?”

“No, hai ragione! Infatti… pensavo anche di abbinarci un dolcetto… 

“Che dolcetto?”

“Uno con crema dentro e un’amarena fuori… Ma non so come chiamarlo, ci penso da un po’… e questo pensiero è come una zeppa nel cervello…”

Che ne dici se lo chiamiamo zeppola?

“Molto bellooooo!”

E poi?”

E poi cosa? Non ti basta? Non ti sembra già un fine sufficiente per realizzare ciò a cui siamo preposti?”

Che sarebbe?”

Creare delle forme-pensiero planetarie… è quello che facciamo.”

Sì ma… mi sembra un po’ limitante come finalità. Il caso di Peppino – zeppola compresa – preferisco vederlo come… un pretesto. Oltretutto sarebbe estendibile solo a  una parte della mente collettiva…”

“…”

“Che c’è? Ti vedo perplesso.”

Perplesso? No… mi hai detto tu che un’eggregora vale l’altra, che era uguale…

Ci ho ripensato.”

E allora spara… che hai in mente?”

Stavo pensando… Già che ci siamo, se facessimo in modo che per tutti i figli ci sia un momento dedicato ai papà… in fondo che cos’è un papà? Cos’è che definisce un uomo papà?”

Il fatto di aver generato la prole?”

No! Non basta! O, almeno, non è condizione sufficiente…”

E, come nel caso del nostro caro Peppino, neanche necessaria.”

“Lui era solo ritenuto tale…”

“Per questo ci necessita questa eggregora cum zeppola…”

Il punto è proprio questo: cosa fa sì che un uomo possa essere ritenuto un papà? Cosa fece Peppino, che non era il papà generante, ad essere ritenuto papà?”

Come fece… Se ne prese cura… da prima della nascita, lasciando casa, attività e affetti per proteggerlo. Lo allevò, gli insegnò un mestiere, lo assecondò nelle sue inclinazioni e incoraggiò lo sviluppo della sua anima, patì nei tre giorni in cui lo smarrì ragazzino e gioì quando lo ritrovò nel tempio a confrontarsi con i saggi, perché comprese che quello era il suo posto e, al momento opportuno, lasciò che andasse per la sua strada e… quando giunse il suo momento, fece una buona morte tra le braccia di suo figlio, senza mai sperarlo… Senza mai chiedere nulla.”

E bravo il nostro Peppino! Ecco cosa fa di un uomo un papà: è presente, sempre e comunque, lo è al di là dello spazio e del tempo, anche quando non lo è; dà senza rivendicare, ama senza aspettarsi niente, neanche le soddisfazioni, sapendo di trovare soddisfazione nelle soddisfazioni provate dal figlio; protegge ma, soprattutto, insegna a proteggersi; indica attraverso il proprio agire non una ma più vie, senza pretendere che almeno una di queste venga necessariamente seguita, pur restando nella consapevolezza che una traccia, in qualche modo, inevitabilmente si imprimerà; ispira, stimola, osa e insegna ad osare; sa cadere ed insegna con l’esempio come rialzarsi; non si sostituisce mai al figlio nelle sue prove e in ciò che è chiamato a compiere ma non lo lascia solo, anche se non è d’accordo o non gli piacciono le sue scelte; è severo quando serve ma mai giudicante, e sa che è necessario talvolta lasciarlo precipitare nel baratro che il figlio si è scelto, ma nella fede che tra gli angeli che lo afferreranno in fondo al quel baratro alla fine della caduta, lui ci sarà… e, soprattutto, sa imparare dal figlio quanto è possibile attraversare le proprie paure…”

Credo che questo sia oltre…”

Oltre cosa?”

Oltre l’eggregora del papà… tu stai semplicemente realizzando l’eggregora dell’Amore, che è quella che comprende tutte le altre eggregore, e riguarda gli esseri tutti, umani, animali, vegetali, minerali, elementali, eterici, plasmatici…”

Ecco! E allora che questo sia la festa del papà: un’infinita eggregora d’Amore condensata in una grande zeppola galattica con crema e amarena… tutto qua!”

“Tutto qua.”

Valentino Infuso

 

 

Immagine: “L’eggregora della Zeppola galattica”
(elaborazione personale con Stupidera Artificiale)

 

 

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2 comments on “L’EGGREGORA DEL PAPÀ

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