
L’Infuso delle 17, di mercoledì 19 febbraio 2025
L’ARTE DEL LAVORO DELLE MANI PER CURARE
Un’antica storiella medicamentosa
– Perché sei tu giunto al mio cospetto?
– Maestro Urlugaledin, tanta strada ho fatto per il solo desiderio di conoscere i segreti dell’Arte del lavoro delle mani per curare.
– Che sai tu dell’Arte del lavoro delle mani per curare?
– Poco. Solo che è un’arte preziosa e necessaria. E che quest’arte consiste nel movimento incessante di mani ferme ed esperienza1.
– È ben poco ciò che tu sai. Ma non è errato. Infatti, le stelle dicono che nei tempi a venire, l’Arte del lavoro delle mani per curare verrà nomata come chirurgia… che vuol dire proprio questo. Tuttavia, dimmi, quale fuoco alimenta in te un tale desiderio?
– Il fuoco della disperazione, Maestro… ho visto morire tanti uomini davanti ai miei occhi… e non ho saputo fare niente. Una moltitudine di uomini, sterminata… uno spreco.
– Spreco di umanità, sì. Ma… La delicata arte di incidere la carne, di cavare infezioni, di ripulire ciò che è marcescente, di unire ciò che è disunito, disunire ciò che è unito, mettere al dritto ciò che è curvo e curvo ciò che è al dritto, e correggere i difetti della natura… credi abbiano potuto salvare questa moltitudine di uomini?
– Io credo di sì… l’importante sarebbe stato comunque intervenire.
– Ordunque, sei disposto tu a compiere i necessari sacrifici al fine di apprendere tale Arte del lavoro delle mani per curare?
– Sì, lo sono.
– Sei disposto tu ad essere servo di chi necessita dell’Arte tua?
– Sì, lo sono.
– Di svolgere questa pratica per intercessione degli Dei?
– Sì, lo sono.
– A non attribuirti alcun merito o onore?
– Sì, lo sono.
– A non richiedere neanche un siclo d’oro, una mina o una libbra d’argento?
– …
– A non richiedere neanche un siclo d’oro, una mina o una libbra d’argento?
– Disquisiamone…
– Cosa intendi or tu?
– Intendo, Maestro, che a umile parer mio, sia giusto invece ottenere qualcosa in cambio… per esempio, se un medicante ha curato un uomo per una grave infermità e lo cura, o apre con un coltello un’infezione e salva l’occhio del paziente, deve ricevere dieci sicli d’oro; se il paziente è un uomo libero, l’onorario sarà di cinque sicli; se è uno schiavo, il padrone pagherà due sicli2… così, per dire…
– Il tuo disquisire… mi pare ragionevole… Ma…
– Ma?
– Aggiungiamo anche che se un medicante con il bisturi causa una grave ferita allo schiavo di un uomo libero e lo uccide, il medicante deve sostituire lo schiavo con un altro; se cura un uomo libero e gli causa una ferita mortale, o se ha aperto un ascesso e l’uomo libero resta cieco, gli si taglieranno le mani3. Sei tu disposto?
– …
– Sei tu disposto?
– Aspetta, Maestro… no, sì, forse ma… ma, mi domando, perché? Facciamo che l’uomo libero o il padrone dello schiavo vengono dal medicante per un intervento. Il rischio c’è, ma sono loro ad averne bisogno… perché dunque questo rischio deve cadere in capo al medicante il cui unico scopo è quello di servire, eh?
– Perché è il medicante che opera con la sua Arte.
– Così è, Maestro. Tuttavia… non siamo mica noi a chiederglielo? Dunque, può esser fatta legge, per esempio, che si chieda al bisognoso d’intervento da parte del medicante di sottoscrivere su un’apposita tavoletta d’argilla il consenso per sua propria scelta, rischio e pericolo!
– Genio! Sento che non hai fatto tutta questa strada invano. Ciò che disquisisci ti rende meritevole dei segreti dell’Arte del lavoro delle mani per curare. Tutto ciò che ti occorre sono solo due coltelli e una pianta medicamentosa, mano ferma ed esperienza. Le prime due te le fornisco io, le altre dovrai ricavartele da te. Seguimi e impara.
– Intanto che imparo, Maestro, possiamo già fissar legge che per ciascun intervento ci vengano riconosciuti sicli d’oro in misura corrispondente alla difficoltà richiesta e alle condizioni del richiedente? E che se non dovesse riuscire come sperata la cura, e se sopravvive, lo riopereremo ancora, e ancora, e ottenere ovviamente altri sicli d’oro…
– E sia!
– Inoltre, che per ciascun controllo del nostro operato nei giorni a seguire potremmo richiedere sicli d’oro specifici… così, per ogni richiesta di chiarimento sul suo stato di salute, potremmo richiedere all’uomo “in cura” altri sicli d’oro che dovranno senza dubbio esserci riconosciuti.
– E sia! Ma se l’uomo da curare non avesse disponibilità di abbastanza sicli?
– Si può sempre dimandarli al Re, che a sua volta li può prendere coattivamente da tutti gli uomini, liberi o schiavi, sotto forma preventiva di gabella o dazio…
– Non ci avevo pensato!
– Se si tratta di infanti poi, chiederemo più sicli che per un uomo…
– Sì, è ragionevole, perché di intervento più delicato si tratta, non v’è dubbio.
– E se per l’infante vien chiesto di attendere l’età della ragione ove non ci fosse urgenza, noi diremo di no, in quanto meglio operare quando la ragione non s’è ancora manifestata, non si sa mai.
– Chiaro tentativo, da parte di chi fa questa richiesta, di risparmiare qualche siclo d’oro, ovvio…
– Ma noi faremo loro capire, con la paura e la profezia di nefaste conseguenze, quanto meglio sia operare con le mani per curare oggi, piuttosto che domani.
– Ben detto!
– E faremo, Maestro, in modo di operare e non operare, contemporaneamente… cosicché si possa operare ancora, e ancora, e ancora… laddove non sia sopraggiunta morte… perché è più facile che chi è stato operato torni che convincerne di nuovi ad operarsi.
– Così facendo, non ritieni tuttavia che potrebbe palesarsi un eccesso di interventi? Come risolveresti il dilemma?
– …
– Il tuo disquisire ora s’arresta eh?
– Pensavo, Maestro, che potremmo iniziare con delle lunghe liste in papiro – più pratiche certamente delle tavolette d’argilla – in cui ciascun richiedente, libero o schiavo che sia, può inserirsi.
– Questo vuol poter dire che chi arriva dopo attende chi prima giunge?
– Sì, ma… se ci offrono sicli d’oro supplementari possiamo permettere degli avanzamenti di papiro… secondo il meccanismo del Pay-piro pal…
– Non so di che parli ma mi aggrada… Ah, e se non ci fosse bastante posto qui?
– Posso portameli a casa da me… ovviamente elargendo il bisognoso richiedente moooolti più sicli di quanti non ne occorrano secondo l’onorario previsto in loco.
– Il tuo argomentare è ragionevole, audace e profetico. Ma non tracotare! Resta umile e ricorda sempre di rispettare esperienza e anzianità.
– Oh, chiedo perdono, Maestro, se ho ecceduto in arroganza. A rimedio di ciò, propongo che per ogni dieci sicli d’oro ricevuti dal medicante che ha operato, quattro vanno riconosciuti al medicante più anziano che gli ha impartito l’arte e fornito i due coltelli e la pianta medicamentosa.
– …
– Maestro, cosa ti rende perplesso ora del mio disquisire?
– Sicli d’oro indiretti riconosciuti al medicante maestro per sapienza infusa e coltelli forniti? Scherziamo?! Facciamo cinque! E la piantina medicamentosa in omaggio.
– No! Sarebbe uno spreco… facciamo che per ogni piantina medicamentosa rilasciata all’uomo curato, ci facciamo riconoscere un’ulteriore congrua quantità di sicli d’oro… da dividere tra noi ovviamente.
– Ciò che dici porterebbe ad elargire piantine medicamentose a caso anche se non ve ne fosse necessità!
– Ma sarebbero contenti il contadino, l’erborista, il Maestro e il suo discepolo. La filiera è importante. E poi, che male può mai fare una piantina medicamentosa non necessaria rispetto al beneficio dell’Arte del lavoro delle mani per curare…
– Ah già, stavamo disquisendo di questo… dell’Arte del lavoro delle mani per curare… non me ne ricordavo più!
Valentino Infuso
1«La chirurgia è il movimento incessante di mani ferme ed esperienza» Galeno, Definitiones Medicae XXXV
2Dal Codice di Hammurabi, una fra le più antiche raccolte di leggi scritte, risalente al XVIII secolo a.C. e appartenente alla civiltà babilonese.
3Sempre dal Codice di Hammurabi
Immagine: “due coltelli circondanti una pianta medicamentosa”
(elaborazione co I.A.)
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